UR- RSS

A new world is dawning... and it's not exactly real.

Serena Zonca

Archive

Apr
27th
Mon
permalink

Intel & Facial Expression

An interesting post from an Intel insider (here: http://blogs.intel.com/research/2009/02/finding_the_productivity_in_vi.php) made me ponder about a couple of questions:

a) How many people (geeks included) don’t know yet what a virtual world is?

The author declares: “Although I’m involved in evangelizing this research area, I have my own skepticisms about the what can be done using present technology. […] it seems like these things could still be done better with a combination of a teleconference or video conference plus a chat window.”
Then he ‘finds out’ the avatar makes the difference and gives “a sense of physical presence” to the chat.

b) Is facial expression the horizon?

Back in 1992 webcams tracking facial expressions were a matter of science fiction novels. Neil Stephenson’s Snowcrash heroine Juanita “figured out a way to make avatars show something close to real emotion” and got rich in the process.
But, as Intel’s Sean Koehl pointed out, avatars are expressive anyway. Why?
Because, we humans are a social race and use any kind of expressions, verbal and non-verbal, to capture the moods of people surrounding us, from whom we depend for survival.
Moreover, in the words of Scott McCloud (Understanding Comics, 1993) we are an egotic race. We project ourselves everywhere, see emotions where there’s none and recreate the world in our likeness.

Maybe facial expression is not the next horizon, after all.

permalink

Un'arte nuova

  • L’avatar di Luca Lisci (Vive Voom) e il mio (Juliet Chambers) qualche notte fa parlavano di “arte nuova”.
  • JC: non esiste “arte nuova”, è da stimolare e costruire
  • VV: bhe esiste una domanda di ciò che è nuovo…
  • VV: che cerca risposta
  • JC: che domanda è? di evasione, di intrattenimento, di educazione?
  • VV: mah è secondo me una domanda di cose più ampie ed estreme
  • JC: di nuove emozioni?
  • VV: sì ma di forme nuove per passarle quelle emozioni
  • JC: la risposta sta nella fantascienza, vero?
  • VV: sì, è un punto di partenza, snowcrash, gibson, etc. ma il punto è che ci siamo
  • JC: c’è un nuovo contenitore che si profila all’orizzonte, è il 3D immersivo… occorre immaginare cosa ci si possa fare, che impieghi potrebbe avere, quale linguaggio sviluppare… insomma, quali sono le sue potenzialità…
  • JC: se la barriera all’ingresso sono i visori e i sensori di movimento…
  • VV: i visori e i sensori non sono un problema, dipende dal contesto
  • VV: cioè
  • VV: tu puoi rendere un luogo comunque abilitato all’alterazione cognitiva in molti modi
  • VV: il visore restituisce un risultato
  • VV: ma è solo uno dei possibili
  • VV: quindi, come dici tu
  • VV: il visore è tutto sommato come un libro (inteso come pagine rilegate)
  • VV: ma un editore può pubblicare anche riviste e magazine
  • VV: secondo me se prendi una cosa come YouTube
  • VV: e la trasformi in un evento pervasivo live, ottieni una alterazione cognitiva, se usi gli strumenti giusti
  • JC: cosa intendi per evento pervasivo live? e per alterazione cognitiva?
  • VV: per alterazione cognitiva intendo che alteri lo spazio non agendo su di esso, ma sulla percezione che gli utenti hanno di quello spazio
  • JC: ok, sono per le alterazioni, adoro le alterazioni
  • JC: Computer + visore+ sensori assomigliano di più al videoregistratore che al libro, come barriera all’accesso
  • JC: parlando di barriere mi viene in mente Carl Shapiro e Hal Varian “Information Rules”, gran libro
  • VV: ….mentre per pervasivo intendo che l’utente è immerso e la sua incredulità è sospesa
  • VV: in modo diverso che nel cinema
  • JC: come in un buon romanzo :-)
  • JC: una definizione di letteratura è proprio “temporary suspension of disbelief”, Samuel Coleridge
  • VV: esattamente
  • VV: per live intendo dire proprio questo: che il live impone interazione
  • VV: quindi l’alterazione cognitiva si struttura e diventa realtà alternativa
  • VV: un esempio sono i VJ live, piuttosto che i videogiochi come wii
  • VV: ma la drammaturgia adesso non è più lineare
  • VV: né tantomeno circolare
  • VV: è ubiqua!
  • JC: piuttosto, frammentaria
  • VV: perchè è figlia dell’hyperlink e non della sequenzialità
  • JC: esatto
  • VV: è il teleport e non il volo
  • JC: però
  • JC: però
  • JC: però
  • JC: una grossa carenza in quest’epoca e con questo tipo di narrativa è che mancano le belle storie
  • JC: non è vero
  • JC: non del tutto
  • JC: esistono stratificazioni di significato, ottenute dalla massa bruta di dati e dai riferimenti circolari
  • JC: ma esistono anche delle storie strutturate, ben fatte… che guarda caso hanno sempre dietro un editore
  • JC: mi riferisco per esempio a Lonelygirl15 su Youtube
  • JC: e allo spinoff che mi ha portato in SL
  • JC: era un gioco, i puppetmaster usavano spezzoni dei video di LG15 o pezzi girati nelle stesse location e hanno costruito una storia sulla storia
  • JC: nei video erano celati indovinelli, anagrammi, pezzi di canzoni mascherati, indizi di tutti i tipi
  • JC: si è subito formato un gruppo di giocatori accaniti, era estremamente appassionante
  • VV: lo credo!
  • JC: gli indizi portavano a località RL, dove il fortunato gruppo dei residenti in South Cali poteva recuperare altri indizi e così via
  • JC: a un certo punto i puppetmaster hanno deciso di favorire anche i non californiani e hanno portato il gioco su SL, dove l’ho seguito e dove s’è arenato
  • JC: non mi sono più divertita così tanto
  • VV: Vedi che il collegamento con lo spazio è fondamentale, credo non si possa prescindere
  • VV: e siccome il medium è il messaggio
  • VV: la frontiera è quella degli eventi
  • JC: dei contenuti
  • VV: gli eventi sono contenuti, in quel caso il fruitore era l’editore (o meglio l’editor) ecco perché secondo me la strada delle edizioni ti porta verso là
  • JC: hai letto Virtual Art di Oliver Grau?
  • JC: è un’edizione MIT press, traccia una storia dell’arte immersiva dalla preistoria alla VR
  • JC: non tanto per nobilitarla
  • JC: ma per definirla e posizionarla
  • JC: il sottotitolo è “From Illusion to Immersion”
  • JC: è illuminante
  • VV: fantastico… dove l’ho visto… in una libreria….
  • JC: ne risulta che la tensione verso l’immersività ha pervaso l’arte umana dalla pittura rupestre ai giorni nostri passando dagli affreschi pompeiani, dai trompe l’oeil rinascimentali e dai panorama ottocenteschi
  • VV: certo! sono completamente d’accordo
  • JC: il prossimo passo ora è qualcosa che sembrava defunto: la realtà immersiva diffusa.
permalink

UR-VR

We were waiting in line, watching a chubby overage dancer take tentative steps inside the booth, occasionally throw his hands in the air and make himself totally ridiculous, out of sync with Life.

Inside the booth things looked a bit different.

The moment the Virtual Reality machine was switched on, there was no Morpheus-esque helmet, nor cumbersome belt, nor wired glove, nor leering crowd.

There was a white room instead, with a view on a synthetic landscape and the buzzing of model airplanes hovering overhead.

You could grab them (no feeling in your fingers), hear the buzz grow louder as you brought them to your ear and finally you could throw them. They’d fly, slow down and stop in mid-air.

The world was all but perfect: what you saw as you turned your head were frames, like a computer screen cought on camera.

But a world it was, completely self-contained and, for a couple of minutes, real.

It was May, 1992.

http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Sar%C3%A0_virtuale_ma_%C3%A8_gia_arte

Feb
20th
Fri
permalink
NOTTE
Una stanza gotica a volta, alta e angusta.
— Urfaust, J.W. Goethe